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PIEMONTE-EUROPA: I NUMERI DEGLI INVESTIMENTI

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Si è svolta venerdì 1° dicembre a Bruino l’iniziativa “Fondi europei e strategie regionali”, nel corso della quale io e Daniele Viotti abbiamo illustrato i principali capitoli del bilancio europeo e le linee adottate dalla Regione Piemonte per lo sviluppo economico e sociale.

Nel corso della programmazione 2014-2020 il Piemonte riceverà quasi 3 miliardi di euro di fondi strutturali e di investimento europei (cofinanziati in misura variabile da Stato e Regione). Una cifra ragguardevole, specie in questi anni in cui le pubbliche amministrazioni faticano a reperire risorse da dedicare alla realizzazione di nuove opere e servizi. Nello specifico, oltre un miliardo di euro sarà dedicato allo sviluppo rurale, con particolare riguardo all’avvio di nuove filiere produttive, all’informatizzazione dell’agricoltura e alla tutela dell’ambiente e del paesaggio (fondo Feasr); una cifra prossima agli 800 milioni sarà destinata ai progetti di sviluppo regionale quali la ricerca e l’innovazione, l’agenda digitale, la competitività e la sostenibilità ambientale dei sistemi produttivi (fondo (Fesr); oltre 950 milioni andranno infine a coprire i costi della formazione professionale, delle politiche attive del lavoro e analoga spesa sociale (fondo Fse). 

Come ha illustrato Daniele Viotti, il consistente investimento nei singoli territori è il principio che ispira l’organizzazione delle finanze europee. Il 94% degli oltre 150 miliardi di euro che compongono il bilancio UE, infatti, ritorna agli stati membri come finanziamento per investimenti. Meno di 10 miliardi (il 6% del bilancio) vengono destinati al funzionamento della macchina amministrativa europea: un cifra decisamente modica per un’istituzione che rappresenta oltre 500 milioni di cittadini.

Il bilancio europeo, tuttavia, va potenziato e dotato di maggiori strumenti di intervento e manovra. Nel complesso, oggi, le risorse di cui dispone ammontano soltanto all’1% del Prodotto Interno Lordo del continente – una percentuale irrisoria se si considera che istituzioni comparabili per dimensioni alla UE, come gli Stati Uniti, possono contare su budget che ammontano a oltre il 30% del PIL di riferimento.

In ogni caso non si tratta affatto di operare un semplice incremento delle possibilità di spesa pubblica da parte europea, ma di procedere contestualmente all’adozione di misure che integrino sul serio a livello istituzionale, politico e sociale gli stati membri e i singoli territori. E sta proprio nel tradimento di queste priorità la ragione per cui, per la prima volta dall’istituzione del Parlamento Europeo, il Gruppo S&D ha deciso quest’anno di astenersi dall’approvazione del bilancio UE. La destra europea di conservatori e popolari, oggi in maggioranza, ha infatti scelto di adottare politiche che tagliano fortemente le risorse per l’occupazione giovanile, per i programmi come l’Erasmus e per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti; ha cioè deciso di accantonare quel “pilastro sociale” dell’Unione proposto dai Socialisti & Democratici e che solo può costituire la base per un’Europa insieme più integrata e più equa.


Qui di seguito è possibile scaricare le slide proiettate durante la serata