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RIVALTA. UN INCONTRO CON IL MONDO DELLA NON AUTOSUFFICIENZA

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Avrà luogo mercoledì 21 novembre alle ore 21.00 presso il Centro Incontri il Mulino di via Baleno 2 a Rivalta l’iniziativa pubblica No self. Incontro con il mondo della non autosufficienza.

L’evento, organizzato dai circoli del Partito Democratico dell’area sudovest torinese, sarà l’occasione per presentare a cittadini, associazioni e rappresentanti istituzionali il Manifesto per “Prendersi cura delle persone non autosufficienti”. Verso una alleanza per la tutela della non autosufficienza, elaborato nei mesi scorsi da un comitato composto dalle Acli di Torino e del Piemonte, da La Bottega del Possibile, dalla Fondazione Promozione Sociale Onlus e dal Forum Terzo Settore del Piemonte. 

I lavori, moderati da Mimmo Lucà, saranno introdotti da Rossano Gianoglio, Segretario PD Rivalta, e vedranno gli interventi di Salvatore Rao, Presidente de La Bottega del Possibile, Fausto Fantò, Direttore facente funzione della Struttura Complessa di Geriatria dell’ospedale San Luigi Gonzaga, Roberta Avola Faraci, Presidente del Comitato dei Sindaci del distretto di Orbassano, e Giovanna Cumino, Presidente della Cooperativa Solidarietà. Le conclusioni saranno affidate al Consigliere regionale Andrea Appiano.

Il Manifesto per “Prendersi cura delle persone non autosufficienti” è oggi, in Piemonte, il documento più avanzato in tema di diritto alla salute. Un documento che analizza in modo chiaro le criticità dell’attuale modello di organizzazione ed erogazione dei servizi e, contestualmente, elabora concrete proposte per garantire prese in carico più efficaci ed efficienti.

L’obiettivo è ribaltare il paradigma vigente, mettendo al centro dell’attenzione i reali bisogni di salute delle persone. Quello proposto è infatti un concetto più ampio e avanzato di cura capace di comprendere non solo le azioni terapeutiche tradizionalmente considerate di pertinenza sanitaria, ma anche l’assistenza prestata, ad esempio, da badanti e familiari al fine di migliorare la qualità di vita del paziente. Da qui la sollecitazione, rivolta ai decisori politici, di assicurare l’impegno anche del Servizio Sanitario nel finanziare diverse possibili forme di assistenza domiciliare, superando le rigidità attuali e dando risposta alle difficoltà di numerose famiglie che oggi non dispongono delle risorse per far fronte ai bisogni dei loro congiunti non autosufficienti.

Questo cambio di paradigma, che deve potersi concretizzare, tra l’altro, nel ripristino degli assegni di cura, sospesi a seguito dell’avvio delle procedure per il ripianamento del debito sanitario, è la condizione essenziale per un investimento concreto nella domiciliarità. Ciò comporterebbe vantaggi per numerosi pazienti, che non verrebbero allontanati dal loro ambiente domestico, mentre nel medio-lungo periodo garantirebbe l’abbattimento delle liste d’attesa per i ricoveri in struttura e, dal punto di vista dei conti pubblici, l’efficientamento della spesa dovuto ai costi decisamente contenuti delle soluzioni domiciliari rispetto a quelle residenziali.